Conord

  • Acquisto di fondi per la realizzazione di aree pubbliche

    AREA: URBANISTICA, LAVORI PUBBLICI ED EDILIZIA

    DOMANDA :

    Un Comune rappresenta che, dopo aver accantonato una quota di avanzo vincolato derivante da monetizzazioni aree di standard urbanistiche, vorrebbe impegnarlo per l'acquisizione di un terreno adiacente ad un campo da calcio che era stato concesso in comodato al Comune e che il proprietario vuole vendere o, altrimenti, vedersi restituito.

    RISPOSTA: 

    In relazione al supposto impiego di dette risorse per l'acquisto del sedime adiacente all'impianto sportivo comunale si osserva quanto segue.
    L'art. 46 della Legge Regionale Lombardia n. 12/2005 prevede testualmente, per quanto qui più interessa, che:
    “La convenzione, alla cui stipulazione è subordinato il rilascio dei permessi di costruire ovvero la presentazione delle denunce di inizio attività relativamente agli interventi contemplati dai piani attuativi, oltre a quanto stabilito ai numeri 3) e 4) dell’articolo 8 della legge 6 agosto 1967, n. 765 (Modifiche ed integrazioni alla legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150) , deve prevedere:
    a) la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria, nonché la cessione gratuita delle aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale previste dal piano dei servizi; qualora l’acquisizione di tali aree non risulti possibile o non sia ritenuta opportuna dal comune in relazione alla loro estensione, conformazione o localizzazione, ovvero in relazione ai programmi comunali di intervento, la convenzione può prevedere, in alternativa totale o parziale della cessione, che all’atto della stipulazione i soggetti obbligati corrispondano al comune una somma commisurata all’utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione e comunque non inferiore al costo dell’acquisizione di altre aree. I proventi delle monetizzazioni per la mancata cessione di aree sono utilizzati per la realizzazione degli interventi previsti nel piano dei servizi, ivi compresa l’acquisizione di altre aree a destinazione pubblica;”
    A sua volta, poi, tale previsione va letta in combinato disposto con il successivo art. 90 avente ad oggetto le aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale ove, tra le altre condizioni, viene precisato che “Nel caso in cui il programma integrato di intervento preveda la monetizzazione ai sensi dell’articolo 46, la convenzione di cui all’articolo 93 deve contenere l’impegno del comune ad impiegare tali somme esclusivamente per l’acquisizione di fabbricati o aree specificamente individuati nel piano dei servizi e destinati alla realizzazione di attrezzature e servizi pubblici, ovvero per la realizzazione diretta di opere previste nel medesimo piano”.
    Orbene, date per legittime le monetizzazioni degli standard già svolte, l’utilizzo delle risorse derivanti è subordinata alla verifica a valle, da parte del Comune, che il bene oggetto di acquisizione risulti individuato nel piano dei servizi sia destinato all’effettiva realizzazione di attrezzature e servizi pubblici, ovvero di opere previste nel medesimo piano (cfr. Corte dei conti, sez. Lombardia, del. 100/2017).

  • Anche per le richieste di agibilita' pendenti deve essere presentata la S.C.I.A. di cui all'Art, 24 del T.U. edilizia

    AREA: EDILIZIA ED URBANISTICA

    DOMANDA :

    Un Comune riferisce che, in data 25/6/2008, una società presentava richiesta di agibilità per un immobile ai sensi dell'art. 25 del DPR 380/2001 in allora vigente.
    Tuttavia, stante l'incompletezza della pratica, l’ufficio richiedeva in data 14/07/2008 la documentazione integrativa mancante, rappresentando – in coerenza con quanto previsto dal c. 5 dell'art. 25 sopra citato – che venivano così interrotti i termini per il rilascio dell’atto amministrativo e che gli stessi sarebbero decorsi nuovamente dalla data di integrazione.
    Dopo circa un decennio di inattività la ditta ha prodotto la documentazione mancante (tutta risalente agli anni 2008-2009) chiedendo il rilascio del certificato di agibilità come previsto ex art. 25 DPR 380/2001.
    Nel frattempo, però, il D.Lgs. n.222/2016 ha abrogato l’articolo 25 e sostituito l’art. 24 prevedendo l’attestazione dell’agibilità mediante segnalazione certificata.
    Così stando le cose il Comune chiede se, a completamento della pratica, sia necessaria la presentazione di apposita segnalazione certificata ai sensi del vigente art. 24 con decorrenza dalla presentazione della Scia stante l’abrogazione del procedimento previsto dall’art. 25, ovvero se sia ancora possibile il rilascio ad oggi del richiesto certificato ( o ipotizzare la formazione di un silenzio assenso)

    RISPOSTA: 

     

    I problemi di diritto prospettati possono essere risolti facendo ricorso ad una corretta applicazione, in relazione al procedimento amministrativo in generale, del principio tempus regit actum.

    Il richiamato principio comporta infatti che la Pubblica amministrazione deve considerare anche le modifiche normative intervenute durante il procedimento, non potendo considerare l'assetto normativo cristallizzato in via definitiva alla data dell'atto che vi ha dato avvio, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento adottato al termine di un procedimento avviato ad istanza di parte deve essere valutata con riferimento alla disciplina vigente al tempo in cui è stato adottato il provvedimento finale, e non al tempo della presentazione della domanda da parte del privato, dovendo ogni atto del procedimento amministrativo essere regolato dalla legge del tempo in cui è emanato in dipendenza della circostanza che lo jus superveniens reca sempre una diversa valutazione (Consiglio di Stato sez. IV, 13/04/2016, n.1450).

    Così risolta alla radice la questione si tenga comunque presente, per mera completezza, come nel caso di specie la normativa sopravvenuta preveda di ottenere l'agibilità solo ed esclusivamente mediante attestazione-SCIA: è conseguentemente venuta meno, con l'abrogazione dell'art. 25, ogni previsione che legittimava l'adozione di uno specifico provvedimento di certificazione di agibilità.

    Tutto ciò premesso e considerato nel caso di specie dovrà essere richiesta la presentazione di apposita SCIA per come attualmente previsto dall'art. 24 del d.P.R. 380/2001.

     

     

  • Co.Nord “al lavoro” con Regione Lombardia per le prossime elezioni.

    19 gennaio 2018 - “Anche Co.Nord, spiega il suo presidente Andrea Monti, grazie ad un accordo ratificato in questi giorni, fornirà a Regione Lombardia in occasione delle prossime consultazioni elettorali del 4 marzo, una serie di azioni sul territorio, utili per coadiuvare e facilitare in Lombardia le operazioni connesse al voto. Grande attenzione, spiega Andrea Monti, sarà destinata alle operatività volte alla sensibilizzazione dei Comuni associati per il rispetto delle attività elettorali e amministrative calendarizzate con azioni di collaborazione anche in materia di rendicontazione delle spese sostenute dai Comuni. Un’ azione di supporto sarà destinata inoltre anche alla verifica delle procedure elettorali e amministrative e alla predisposizione dei materiali. Una collaborazione importante per Co.Nord, che metterà a disposizione di Regione Lombardia i suoi canali di comunicazione istituzionali e di rapporto diretto con i Comuni associati con l’obiettivo di fornire informazioni tecniche circa le scadenze e gli adempimenti in tempo reale ai referenti degli uffici elettorali”.

  • Come associarsi - aggiornamento del 18/01/2019

    Per associarsi alla Confederazione delle Provincie e dei Comuni del Nord è necessario scaricare la delibera di adesione e lo statuto della confederazione.

    Modalità di adesione 2019 per i Comuni e Provincie:

     

  • Compatibilità tra carica di consigliere regionale  e assessore in un comune della regione.

    AREA: ORGANI ISTITUZIONALI

    DOMANDA :

    Un Comune, avente popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, domanda se vi sia compatibilità, o meno, tra la carica di assessore con quella di consigliere della Regione a cui appartiene l'Ente. 

    RISPOSTA: 

     Il quesito trova origine, con ogni probabilità, nella lettura dell'articolo 65 del D. Lgs. 165/2001, disposizione che effettivamente prevede un'espressa incompatibilità tra le suddette cariche.
    Tuttavia, nonostante la vigenza della suddetta norma, si ritiene che nel caso di specie le due cariche siano compatibili.
    Occorre infatti precisare come, successivamente all'approvazione del TUEL, sia intervenuta la riforma del Titolo V della Costituzione con cui, per quanto qui più interessa, è stata prevista la potestà legislativa concorrente tra stato e regioni a riguardo della disciplina delle incompatibilità ed ineleggibilità rispetto alle cariche elettive regionali.
    Come successivamente meglio precisato dalla stessa Corte Costituzionale, il mutato assetto della potestà legislativa comporta che, per ragioni di congruenza sistematica, lo Stato possa legiferare in via esclusiva sulla materia della legislazione elettorale dei comuni mentre si avrà una concorrenza con la disciplina dettata a livello regionale per le cause di incompatibilità ed ineleggibilità a cariche elettive regionali derivanti da cariche elettive comunali o, in ogni caso, riferibili ad enti locali Corte Cost., sent. 201/2003).
    In siffatto quadro la norma prevista dall'articolo 65 del Tuel diviene – anche alla luce dei principi tracciati dall'articolo 3 della legge 165 del 2004 circa i principi fondamentali che le regioni sono tenute a rispettare nel legiferare sui predetti casi di ineleggibilità o di incompatibilità – immediatamente applicabile laddove manchi una disciplina regionale e, nel caso in cui la regione interessata abbia invece opportunamente normato, parametro di riferimento alla luce del quale l'incompatibilità tra le due cariche dev'essere considerata la regola, salve eventuali e circostanziate eccezioni che le regioni potranno introdurre in coerenza con i principi generali.
    Per quanto concerne la Regione Lombardia, occorre segnalare come, con la legge regionale numero 4/2002, fosse stata prevista l'incompatibilità della carica di consigliere regionale con quella di sindaco e assessore dei soli comuni capoluogo di provincia e dei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti.
    Tale norma, con cui di fatto venivano ridotte a pochi casi le potenziali situazioni di incompatibilità, è stata però censurata dalla Corte Costituzionale che, anche alla luce del parametro di cui all'articolo 65 del TUEL, l'ha ritenuta contrastare con la legislazione nazionale secondo cui l'incompatibilità è la regola mentre la compatibilità è l'eccezione (Corte Cost, sent. 201/2003).
    In seguito alla dichiarazione di incostituzionalità della suddetta norma la regione Lombardia ha provveduto, con la legge numero 31 del 2016, a disciplinare - nuovamente e con maggiore stringenza - tali cause di incompatibilità disponendo la sola compatibilità tra carica di consigliere regionale e carica di assessore comunale qualora l'ente locale abbia popolazione. inferiore ai 15.000 abitanti al momento dell'elezione.
    Pertanto, considerata la normativa vigente, ed in particolare quella regionale, la quale pare in ogni caso conforme alla L. 165/2004 ed ai principi generali dell'ordinamento, per come meglio declinati negli ultimi anni dalla Corte Costituzionale, si ritiene che la carica di assessore in un comune della Lombardia avente popolazione inferiore ai 15.000 abitanti al momento dell'elezione sia compatibile con la carica di consigliere regionale.

  • Considerazioni riguardanti il particolare caso in cui un'abitazione collocata in un Comune abbia un unico accesso da altro Comune

    AREA: SERVIZI DEMOGRAFICI

    DOMANDA :

    Un Comune rappresenta di trovarsi dinnanzi ad una situazione particolare e, pertanto, chiede delucidazioni.
    Si tratta infatti di una abitazione di nuova costruzione interamente (recinzione e cancello compresi) ubicata in un comune (quello che ha rilasciato il permesso di costruire e su cui, finora, si è pagato IMU e TASI). Tuttavia l'unico accesso alla casa (quello su cui si affaccia il cancello), si affaccia su una via di un altro comune.
    Il lotto di terreno su cui sorge la casa, in parole povere, delimita il confine tra due comuni limitrofi. Il lotto è interamente nel primo comune, ma l'accesso si ha unicamente dal secondo comune.
    Così stando le cose, si vuole comprendere come l'ente debba procedere per quanto attiene a residenza, via, numero civico, iscrizione liste elettori e tasse.

    RISPOSTA: 

    Va anzitutto premesso come il caso in questione rappresenti, oggettivamente, un'ipotesi piuttosto particolare ed inconsueta, specie perché riferibile ad una nuova costruzione.
    Ed infatti le ipotesi in cui l'ente comunale autorizza la costruzione di una nuova abitazione sono generalmente legate alla realizzazione di piani particolareggiati, all'interno dei quali vengono previste – ed attuate – anche le necessarie opere di urbanizzazione primaria, tra cui figura evidentemente anche la viabilità di accesso al fondo che, pertanto, viene solitamente a gravare sul territorio del comune in questione.
    Ciò detto, pare tuttavia potersi affermare che, in ogni caso, la residenza presso detta unità abitativa debba essere definita in forza del dato territoriale e, pertanto, dal Comune sul cui territorio insiste la nuova costruzione.
    Lo stesso dicasi, conseguentemente, per l'iscrizione nelle liste elettorali.
    Nessun dubbio sorge, poi, per il pagamento dell'Imposta Municipale Unica – ove ovviamente dovuta – e lo stesso può dirsi per la tassa sui servizi indivisibili.
    Diversamente, invece, la tassa sui rifiuti potrebbe dover essere corrisposta al Comune – o al soggetto affidatario del servizio, laddove gli sia stato demandato anche l'incameramento diretto della tassa – da cui si accede all'abitazione nell'ipotesi in cui il servizio venga effettivamente erogato da questo Ente e non dal Comune al cui territorio appartiene l'immobile.
    Infine, per quanto concerne l'attribuzione dell'indirizzo civico, si ritiene che questo debba comunque essere attribuito dal Comune richiedente, al pari di quanto può avvenire per quei rari casi in cui una porzione di un Comune risulti interclusa nel territorio di altro comune.
    Più semplicemente, non essendoci una pubblica via d'accesso, tale indirizzo dovrà essere individuato facendo riferimento, ad esempio, alla località in cui si trova immobile.

     

  • Convegno "“DIALOGO CON I COMUNI SUI PROBLEMI E LE SFIDE LEGATE ALL’APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO EUROPEO PRIVACY” - 22 febbraio 2019 - Milano

     

    OGGETTO DEL CONVEGNO:

    “DIALOGO CON I COMUNI SUI PROBLEMI E LE SFIDE LEGATE ALL’APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO EUROPEO PRIVACY”

    VENERDI’, 22 FEBBRAIO 2019  -  DALLE 09.30 ALLE 13.30

     

    SALA GONFALONE – PALAZZO PIRELLI

    VIA FABIO FILZI N. N.22

    MILANO

     

    La partecipazione è gratuita.

     

    Per informazioni ed adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure Tel. 035/40.35.40 – Fax 035/25.06.82

     

    Si prega di inviare la conferma di partecipazione per email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro mercoledi 20 Febbraio 2019.

  • Criteri di aggiornamento dei trasferimenti compensativi per l'esenzione imu sui terreni agricoli

    AREA: RAGIONERIA E TRIBUTI

    DOMANDA :

    Un Comune domanda se vi sia, o meno, un criterio di aggiornamento ed adeguamento dei trasferimenti compensativi disposti dallo Stato in favore dei comuni per l'esenzione IMU dei terreni agricoli di cui all'articolo 1 comma 13 della legge 208/2015 poiché, nel corso del 2017, il predetto Ente ha rilevato un notevole aumento dei terreni ricadenti in tale ipotesi di esenzione.

    RISPOSTA: 

    Il quesito in oggetto verte su una materia alquanto complessa qual è quella dell'IMU, imposta la cui disciplina, di origine alluvionale, ha subito e continua a subire costantemente interventi e manipolazioni da parte del legislatore.
    Quanto agli aspetti caratterizzanti il caso di specie, occorre evidenziare anzitutto come, per l'ipotesi di esenzione in oggetto, ossia quella disposta con la legge di stabilità per il 2016 su tutti i terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali indipendentemente dalla loro ubicazione, non di debba fare riferimento ai trasferimenti compensativi di cui alla legge 147/2013.
    Ed infatti tali trasferimenti - che, come, si può notare sono tra l'altro precedenti l'entrata in vigore dell'esenzione di cui si tratta - erano in realtà riconducibili alle ipotesi di esenzione previgenti la legge 208/2015 e da questa abrogate.
    Al contrario, il legislatore ha previsto un articolato sistema di compensazione del minore gettito derivante dalle numerose esenzioni introdotte con la legge di stabilità per il 2016 pensato quale incremento del Fondo di Solidarietà Comunale per le Regioni a statuto ordinario non che per la Sicilia è la Sardegna.
    Più precisamente, con l'articolo 1 comma 17 della legge 208/2015 è stato previsto un incremento del FSC di 3.767,45 milioni di Euro di cui 152,40 milioni di Euro specificamente imputabili quali trasferimenti compensativi per l'esenzione IMU sui terreni agricoli, il cui minor gettito è stato stimato sulla base dei versamenti F24 riferibili all'anno 2015.
    Il concreto riparto di tali risorse con cui è stato alimentato il Fondo di Solidarietà comunale viene, poi, rimandato ad un D.P.C.M. da approvare ai sensi è dalle condizioni di cui all'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228.
    E' stato così approvato, da ultimo, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2017, all'interno del quale vengono specificamente attribuite le risorse finalizzate al ristoro delle esenzioni IMU tra cui figura anche quella qui trattata.
    Più precisamente, al riparto di cui all'articolo 5 fa seguito l'allegato nr. 3 ove, in teoria, è possibile individuare il ristoro dovuto ad ogni comune per le differenti tipologie di esenzione.
    Nulla viene detto, però, specificamente alle eventuali variazioni nel tempo legate all'applicazione delle esenzioni IMU introdotte nel 2015.
    Si potrebbe pertanto desumere che, in poche parole, tramite l'applicazione costante e coerente di detto sistema, ponderato annualmente in ragione dei versamenti F24 riferibili all'anno precedente, i singoli Enti vedranno ristorato, almeno in parte e comunque solo sul FSC per l'anno successivo, il minor gettito IMU.
    In ogni caso, stante anche i notevoli margini di incertezza interpretativa ed applicativa, si suggerisce di voler porre specifico quesito al MEF con puntuale allegazione dei dati rilevanti ai fini della determinazione del minor gettito.

  • Criteri di computo del personale per la determinazione della quota di riserva ai sensi della L.69/1999

    AREA: PERSONALE ED ORGANIZZAZIONE

    DOMANDA :

    Un Comune domanda come debbano essere considerati, nel calcolo dei dipendenti ai fini dell'assunzione di personale appartenente alle categorie protette, i Responsabili di Settore di un Ente sprovvisto di figure dirigenziali.

    RISPOSTA: 

    Com'è noto, i criteri di computo della quota di riserva per i soggetti disabili da assumere sono indicati nell'articolo 4 della legge 68 del 1999.
    Con detta disposizione il legislatore ha previsto la necessità di computare tra i dipendenti – di norma – tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, salvo poi indicare immediatamente dopo alcune eccezioni quali, ad esempio, i lavoratori stagionali, i lavoratori con contratto di somministrazione, i lavoratori a tempo determinato e, per quanto qui più interessa, i dirigenti.
    Dal riferimento a quest'ultima categoria nasce, evidentemente, il quesito in trattazione stante il fatto che, nel Ente richiedente, pur non essendovi figure dirigenziali, vi sono alcuni dipendenti investiti della responsabilità dei settori in cui è articolato l'organigramma del Comune e, pertanto, ci si domanda se questi possano essere esclusi – al pari dei dirigenti – dal computo per la determinazione della quota di riserva.
    Ciò posto, si ritiene tuttavia vi siano molteplici e convergenti motivazioni di diritto che portano a ritenere inapplicabile tale esclusione al caso che qui occupa.
    Anzitutto è pacifico come, da un punto esegetico, una specifica eccezione, quale quella individuata per i dirigenti, debba essere interpretata in via tendenzialmente restrittiva, piuttosto che in via estensiva.
    L'elemento, però, che pare dirimere il caso di specie, può essere desunto da una corretta lettura, sotto il profilo teleologico, della norma dettata dalla citata disposizione: il legislatore, stabilita la regola generale – ma comunque derogabile, in presenza di specifiche condizioni, dato lo specifico inciso “di norma” - della necessità di computare tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ha poi previsto una serie di ipotesi derogatorie per certi aspetti molto diverse ma che, in realtà, sono accomunate tutte dal carattere instabile, precario e temporaneo del rapporto di lavoro a cui si riferiscono.
    In sostanza, quindi, il discrimen individuato dal legislatore ai fini del suddetto computo è quello della stabilità, o meno, del rapporto di lavoro intercorrente tra le parti.
    Sotto questa specifica prospettiva ben si comprende, quindi, come l'eventuale attribuzione di funzioni di cui all'art. 107 del TUEL a personale privo di qualifica dirigenziale ma con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato non abbia rilevanza, ai fini del computo di cui all'art. 4 del D. Lgs. 68/1999, stante il fatto che, a tal fine, dovrà farsi riferimento alle caratteristiche proprie del rapporto di lavoro in essere piuttosto che alle mansioni effettivamente svolte.
    Conferma della bontà di tale impostazione giunge, inoltre, anche dalla nota del Ministero del Lavoro n. 17699 del 2012 con cui, seppur molto sinteticamente, viene precisato come l'individuazione della figura del dirigente debba avvenire “sulla base del contratto collettivo di lavoro applicato dal datore di lavoro”.

  • Deroga all'applicazione del limite dei due mandati esecutivi per il sindaco di un piccolo comune

    AREA: ORGANI ISTITUZIONALI

    DOMANDA :

    Un Comune chiede se sia consentito, o meno, ad un sindaco di un comune con popolazione inferiore ai 1000 abitanti di candidarsi per il terzo mandato consecutivo.

    RISPOSTA: 

    Il limite del cd. doppio mandato, oggi contemplato dall'art. 51 TUEL, è stato inizialmente previsto dalla L. 81/1993 con cui era stata introdotta l’elezione diretta del sindaco e del presidente della provincia.
    La ratio della norma viene generalmente ricondotta all’esigenza di bilanciare i nuovi e maggiori poteri riconosciuti, proprio dal sistema di elezione diretta, al sindaco e al presidente di provincia rispetto a quelli delle giunte e dei consigli, così introducendo un limite – in soli termini di continuità – alla permanenza al vertice dell'Amministrazione di un determinato soggetto.
    Ed infatti la L. 81/1993 ha solamente previsto l'immediata rieleggibilità alla medesima carica dopo due mandati consecutivi, senza con ciò pregiudicare un eventuale terzo mandato, previa opportuna interruzione.
    Anche la giurisprudenza ha più volte chiarito la rispondenza di tale norma alla necessità di favorire il ricambio ai vertici dell’amministrazione locale ed evitare la soggettivizzazione dell’uso del potere dell’amministrazione locale, in modo da spezzare il vincolo personale tra elettore ed eletto per sostituire alla personalità del comando l’impersonalità di esso ed evitare clientelismo (Corte di cassazione, I Sezione civile, sent. 20 maggio 2006 n. 11895).
    Cionondimeno, l'ineleggibilità per un terzo mandato consecutivo per il sindaco od il presidente della provincia ha sempre sollevato – sia sul piano politico che su quello giuridico – notevoli perplessità, tanto che ne è stata a più riprese posta in dubbio la costituzionalità.
    Così stando le cose, dopo numerosi tentativi di modificare l'art. 51 del TUEL (tra cui l'approvazione da parte del Senato nel 2004 di una proposta di legge che intendeva consentire la possibilità di un terzo mandato consecutivo per i sindaci di comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti), si è giunti alla promulgazione della L. 56/2014 (cd. Legge Del Rio) con cui, tra le numerose norme a favore dei piccoli comuni, è stata prevista dal c. 138 dell'art. 1 la deroga, per i comuni con popolazione fino a 3000 abitanti, rispetto alle disposizioni di cui all'art. 51 TUEL, prevedendo tuttavia un limite massimo di tre mandati (da intendersi come consecutivi).
    Pertanto un sindaco di un comune con popolazione inferiore ai 1000 abitanti ben potrà candidarsi per una terza tornata elettorale, stante l'inapplicabilità della causa di ineleggibilità di cui all'art. 51 TUEL.

  • Determinazione del piano triennale di fabbisogno del personale alla luca dei criteri recentemente introdotti

    AREA: PERSONALE ED ORGANIZZAZIONE

    DOMANDA :

    Un Comune rappresenta alcune difficoltà interpretative nel rivisitare il piano delle assunzioni per il triennio 2019-2021 alla luce del D. Lgs. 75/2017 e delle Linee Guida approvate con D.M. 8.5.2018.

    RISPOSTA: 

    Con recenti interventi, ed in particolare con il D. Lgs. 75/2017 e le Linee Guida approvate con D.M. 8.5.2018, sono stati definiti nuovi criteri per le PP.AA. volti a mutare la metodologia di calcolo del proprio fabbisogno di personale.
    La nuova visione conduce ad un superamento della concezione statica della dotazione organica per giungere ad un paradigma più flessibile, ossia al PTFP.
    In questo quadro, al p.to 2.2 delle citate Linee Guida vengono comunque previsti alcuni criteri (o meglio, come riportato dalla stessa rubrica, dei vincoli finanziari) da rispettare per definire il PTFP.
    Viene così precisato che prudenzialmente, nel calcolare la spesa del personale in servizio, andrà figurativamente computata anche la spesa “espandibile” dei contratti a tempo pieno trasformatisi in part-time.
    Parallelamente, al p.to 2.1., nel precisare come il PTFP si traduca essenzialmente in un valore finanziario, viene anche precisato come ciascuna amministrazione (tra cui gli EE.LL.) dovrà comunque rispettare non solo questo tetto massimo di spesa potenziale per il personale ma, altresì, i vincoli finanziari preesistenti.
    Ecco che, allora, tra le due disposizioni non pare sorgere alcun potenziale conflitto. Nel determinare il proprio PTFP l'Ente dovrà quantificare la spesa per il personale già in dotazione applicando il descritto criterio prudenziale a riguardo dei contratti part-time.
    Al contempo, però, il Comune dovrà in ogni caso rispettare i già noti vincoli finanziari vigenti in materia di spesa di personale.
    Nel caso in cui questi risultassero più stringenti rispetto all'ipotetico tetto massimo di spesa potenziale dato dai calcoli per giungere al PTFP, l'Ente dovrà comunque garantirne il rispetto dato che tali norme non sono state abrogate dalla sopravvenuta disciplina (né avrebbero potuto essere abrogate o derogate da fonti normative di rango secondario). E, al fine di giungere a tale obiettivo, l'applicazione del descritto criterio circa la spesa del personale part-time, caratterizzato da una finalità prudenziale e tale da comprimere al massimo i possibili spazi per ulteriori spese di personale, non pare porre problemi di sorta.
    Nel caso in cui, invece, questa condizione posta per il calcolo della spesa del personale con riferimento ai contratti part-time porti ad un tetto massimo di spesa addirittura inferiore rispetto ai vincoli finanziari previgenti, in ogni caso il PTFP dell'Ente dovrà attestarsi su questa minore spesa massima complessiva essendo tali criteri applicabili anche agli Enti Locali, come previsto dallo stesso D.M. 8.5.2018 che, proprio per tale ragione, è stato anche approvato in sede di Conferenza unificata.

  • Facebook Live - "Le ordinanze e la sicurezza" - relatore prof. Vittorio Italia - 26 gennaio 2018

  • IL SINDACO FAGIOLI HA PARTECIPATO ALL’AUDIZIONE DINANZI ALL’8a COMMISSIONE DEL SENATO

    (Saronno, 30 aprile) Martedì 9 aprile 2019 il sindaco di Saronno e vice presidente della Provincia di Varese, Alessandro Fagioli, è intervenuto, come rappresentante di CONORD (Confederazione delle Province e dei Comuni del Nord), all’audizione dinanzi all’8a Commissione Lavori pubblici nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’applicazione del codice dei contratti pubblici.

    “Il punto di partenza della relazione presentata – ha spiegato il sindaco di Saronno, Alessandro Fagioli – è stato come poter migliorare il Nuovo Codice degli Appalti Pubblici 2016, considerato molto complesso tanto da rendere difficoltoso il lavoro degli operatori locali, soprattutto dei Comuni di piccole-medie dimensioni.
    Secondo noi il nuovo testo dovrà necessariamente indirizzarsi verso disposizioni caratterizzate dalla semplicità, riducendo il più possibile l’eccessivo dettaglio che di fatto costituisce ulteriore elemento di complessità in una materia già articolata”.
    “Da qui – ha continuato - il mio intervento si è concentrato sull’esperienza, proprio in tema di codice dei contratti pubblici, della CUC (Centrale Unica di Committenza) del Comune di Saronno che svolge da tempo le funzioni di appalto per altri 10 enti del circondario. Queste realtà che hanno vissuto a livello locale l’applicazione concreta della normativa sopra descritta, costituiscono esperienze da cui prendere interessanti spunti in vista della nuova normativa”.
    “Sono state quindi proposte in concreto – ha detto ancora - alcune modifiche operative alla normativa di portata tecnico-amministrativa ed anche riflessioni più sostanziali su determinati istituti che hanno generato difficoltà operative e interpretative peraltro comuni a quasi tutte le realtà locali”.
    “Nell’occasione – ha detto ancora il primo cittadino - ho presentato, tra l’altro, una proposta che aiuterebbe gli enti locali nella gestione degli appalti pubblici e le aziende nella partecipazione agli stessi. In sostanza, con questa nuova procedura, si inviterebbero le imprese a fornire le certificazioni, i documenti e le fideiussioni non direttamente all’ente ma all’atto d’iscrizione all’albo fornitori”.

    “E’ stato sicuramente un incontro importante – ha dichiarato Andrea Monti, presidente di Co.Nord e consigliere regionale della Lombardia – perché abbiamo avuto l’opportunità di portare la nostra esperienza in un’audizione del Senato. Il nostro auspicio è che la nostra testimonianza venga tenuta in considerazione, in quanto si tratta della realtà che tanti sindaci si trovano ad affrontare ogni giorno, con non poche criticità”.

  • Impiego dell’avanzo disponibile e priorita’ previste dall’art’187 TUEL

    AREA: RAGIONERIA E TRIBUTI

    DOMANDA :

    Viene domandato se sia possibile impiegare l'avanzo disponibile, come determinato dal Rendiconto 2018, per il finanziamento di investimenti, oppure se per questo scopo occorra prima necessariamente approvare la salvaguardia degli equilibri di bilancio.
    Ciò in quanto l'art. 187, c. 2 del D.Lgs. 267/2000 sembrerebbe stabilire un ordine di priorità, sulla cui tassatività vengono chieste delucidazioni, sempre al fine di comprendere se sia necessario attendere la salvaguardia, prima di procedere con una variazione per finanziare investimenti.

    RISPOSTA: 

    In relazione al quesito posto si osserva quanto segue.
    Il comma 2 dell'art. 187 del TUEL recita testualmente che “ La quota libera dell'avanzo di amministrazione dell'esercizio precedente, accertato ai sensi dell'art. 186 e quantificato ai sensi del comma 1, può essere utilizzato con provvedimento di variazione di bilancio, per le finalità di seguito indicate in ordine di priorità:
    a) per la copertura dei debiti fuori bilancio;
    b) per i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui all'art. 193 ove non possa provvedersi con mezzi ordinari;
    c) per il finanziamento di spese di investimento;
    d) per il finanziamento delle spese correnti a carattere non permanente;
    e) per l'estinzione anticipata dei prestiti. Nelle operazioni di estinzione anticipata di prestiti, qualora l'ente non disponga di una quota sufficiente di avanzo libero, nel caso abbia somme accantonate per una quota pari al 100 per cento del fondo crediti di dubbia esigibilità, può ricorrere all'utilizzo di quote dell'avanzo destinato a investimenti solo a condizione che garantisca, comunque, un pari livello di investimenti aggiuntivi.
    Resta salva la facoltà di impiegare l'eventuale quota del risultato di amministrazione “svincolata”, in occasione dell'approvazione del rendiconto, sulla base della determinazione dell'ammontare definitivo della quota del risultato di amministrazione accantonata per il fondo crediti di dubbia esigibilità, per finanziare lo stanziamento riguardante il fondo crediti di dubbia esigibilità nel bilancio di previsione dell'esercizio successivo a quello cui il rendiconto si riferisce”.
    A sua volta l'art. 193 del citato Testo Unico prevede, per quanto qui interessa, che “Gli enti locali rispettano durante la gestione e nelle variazioni di bilancio il pareggio finanziario e tutti gli equilibri stabiliti in bilancio per la copertura delle spese correnti e per il finanziamento degli investimenti, secondo le norme contabili recate dal presente testo unico, con particolare riferimento agli equilibri di competenza e di cassa di cui all'art. 162, comma 6.
    Con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell'ente locale, e comunque almeno una volta entro il 31 luglio di ciascun anno, l'organo consiliare provvede con delibera a dare atto del permanere degli equilibri generali di bilancio o, in caso di accertamento negativo, ad adottare, contestualmente:
    a) le misure necessarie a ripristinare il pareggio qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo, di gestione o di amministrazione, per squilibrio della g estione di competenza, di cassa ovvero della gestione dei residui;
    b) i provvedimenti per il ripiano degli eventuali debiti di cui all'art. 194....”
    Ciò posto è chiaro che, nel caso in cui l'Amministrazione intenda utilizzare l'avanzo, l'ordine stabilito dall'art. 187 del TUEL - espressamente definito come prioritario - dovrà essere rispettato. Quanto alle prime due ipotesi si tratta chiaramente di fattispecie per cui, ove ne venga accertata la sussistenza, il legislatore ritiene di poter comprimere la libertà dell'Ente locale nell'utilizzare il proprio avanzo in quanto occorrerà, prioritariamente, destinarlo alla risoluzione di tali problematiche.
    Cionondimeno non pare che l'Ente debba necessariamente attendere la verifica degli equilibri finanziari che, ove non previsto diversamente, verrà deliberata con ogni probabilità nel mese di luglio.
    Ed infatti la norma sopra richiamata si riferisce, sia per quanto riguarda la lett. a) (debiti fuori bilancio) che per quanto concerne la lett. b) ( provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio) ad ipotesi già accertate e verificate.
    D'altra parte i “provvedimenti necessari” per la salvaguardia degli equilibri di bilancio rappresentano una misura eccezionale che, come chiarito dall'art. 193, dovrà essere disposta solo ove vi sia un accertamento negativo degli equilibri di bilancio.
    Diversamente ed ordinariamente, d'altronde, il bilancio si presume in equilibrio.
    Non solo ma, proprio per la ratio sottesa ai predetti provvedimenti ed alla necessità di garantire l'equilibrio di bilancio con le risorse ordinarie viene prevista la necessità di impiegare in detta maniera l'avanzo solo “ove non possa provvedersi con mezzi ordinari”.
    D'altronde si aggiunga che, anche a voler ammettere una lettura (smentita sia a livello letterale che sistematico) della norma tale per cui sia necessario attendere la verifica degli equilibri di bilancio ex art. 193, ciò equivarrebbe a dire che il legislatore “presume” o, quantomeno, “teme” che il bilancio possa non essere in equilibrio.
    In conclusione, ferma restando ovviamente la facoltà di una formale verifica anticipata degli equilibri di bilancio ai sensi dell'art. 193, si ritiene che l'ipotesi di cui all'art. 187 c.2, lett b) riguardi solamente i casi in cui sia già stata accertata la necessità di intervenire sugli equilibri di bilancio.

  • Indennità di carica per gli amministratori locali e divieto di cumulo con gli emolumenti spettanti ai Parlamentari.

    AREA: ORGANI ISTITUZIONALI

    DOMANDA :

    Un Comune chiede se sia consentito, o meno, il cumulo tra l'indennità di carica di assessore e quella di parlamentare.

    RISPOSTA: 

    Com'è noto, gli interventi legislativi succedutisi negli ultimi dieci anni in materia di ordinamento degli enti locali – ed, in particolare, in tema di organi di governo dei suddetti enti – sono stati tutti finalizzati al perseguimento di una maggiore efficienza nella gestione dei predetti enti pubblici, obiettivo molto spesso raggiunto attraverso puntuali interventi di riduzione della spesa riconducibile ai comuni, agli enti intermedi od alle province.
    E' in questo quadro, dunque, che vengono ad innestarsi le innumerevoli modifiche apportate al TUEL circa la disciplina relativa alla composizione, al funzionamento degli organi di governo degli enti nonché allo status degli amministratori locali.
    Per brevità, e per quanto qui più interessa, occorre richiamare quindi la disciplina attualmente dettata dall'art. 83 del D. Lgs. 267/2000 ove –in coerenza con il precedente art. 82 con cui viene previsto il divieto di cumulo tra indennità di amministratore eventualmente dovute da differenti enti locali ad un medesimo soggetto – si prescrive che i “parlamentari nazionali ed europei, nonché i consiglieri regionali non possono percepire i gettoni di presenza o altro emolumento comunque denominato previsti dal presente capo”.
    La norma vigente rappresenta il risultato di uno specifico intervento normativo apportato con il D. Lgs. 78/2010, decreto con cui, oltre a prevedere un tetto massimo ai gettoni di presenza, la riduzione delle indennità spettanti agli amministratori locali, nonché il divieto di attribuire emolumenti in qualsiasi forma agli amministratori di comunità montane e unioni di comuni, è stata stabilita l’estensione a qualsiasi emolumento degli amministratori locali, previsto dal TUEL, del divieto di cumulo per i parlamentari nazionali ed europei, e per i consiglieri regionali, divieto in precedenza limitato al solo gettone di presenza ( tanto che, con l'art. 5, c. 8, del D. Lgs. 78/2010 è stato espressamente previsto che all'art. 83, dopo le parole: “i gettoni di presenza” sono inserite le seguenti: “o altro emolumento comunque denominato”).
    Così stando le cose, è chiaro come il quesito posto debba essere risolto nel senso della non cumulabilità delle indennità dovute all'amministratore locale con qualsiasi altro emolumento maturato quale membro del parlamento, sia esso nazionale od europeo.

  • L'istanza di occupazione del suolo pubblico per attivita' politiche e' soggetta all'imposta di bollo?

    AREA: ALTRO

    DOMANDA :

    Un Comune chiede di avere delucidazioni in ordine alla necessità di applicare, o meno, l'imposta di bollo alle istanze di occupazione del suolo pubblico presentate dai partiti politici per esercitare la propria attività, stante l'esistenza di prassi parzialmente difformi tra gli enti del territorio.

    RISPOSTA: 

    Come opportunamente ricordato dall'Agenzia delle Entrate con propria Risoluzione n. 89/E del 01/04/2009, l'art. 3 della tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642, prevede l’applicazione dell’imposta di bollo fin dall’origine per tutte le “Istanze, petizioni, ricorsi e relative memorie dirette agli uffici e agli organi (…) dell’amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, (…) tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati, estratti, copie e simili”.
    Rispetto alla regola generale vengono, poi, ad essere previste alcune deroghe, quale quella dettata dall’articolo 27-ter della tabella di cui all’allegato B annessa al DPR n. 642 del 1972 a mente della quale l’esenzione dall’imposta di bollo è stata estesa anche agli “Atti costitutivi, statuti ed ogni altro atto necessario per l’adempimento di obblighi dei movimenti o partiti politici, derivanti da disposizioni legislative o regolamentari”.
    Dalla lettera della norma si evince pertanto come in tale ipotesi esentativa rientrino gli atti espressione dell’attività dei movimenti o dei partiti politici qualora, però, questi siano da considerarsi “necessari” rispetto alle fonti primarie (disposizioni legislative) o secondarie (regolamenti).
    Pertanto, laddove le istanze presentate all'amministrazione comunale dai partiti politici abbiano mera finalità divulgativa, non imposta da alcuna norma giuridica, queste saranno soggette all'imposta di bollo ai sensi del D.P.R. 642/1972.
    Fermo restando ciò, preme in questa sede ricordare come vi siano, poi, altre ipotesi specifiche di esenzione dall'imposta di bollo delle istanze di occupazione del suolo pubblico presentate dai partiti, quali ad esempio quelle finalizzate alla raccolta di firme per le candidature elettorali (art. 14, c.3, L. 53/90), alla raccolta di firme per le campagne referendarie e le petizioni legislative (L. n. 352/70), nonché per la propaganda elettorale e la propaganda referendaria.

  • Modalità di affidamento degli impianti sportivi comunali

    AREA: ALTRO

    DOMANDA :

    Un Comune chiede chiarimenti circa le modalità con cui dovrà affidare il bocciodromo comunale, tenuto conto anche del rapporto convenzionale in essere con la locale associazione bocciofila, ormai giunto a naturale scadenza. 

    RISPOSTA: 

    Per poter evadere la richiesta dell'Ente corre l'obbligo, anzitutto, di tracciare nei suoi perimetri il quadro giuridico di riferimento.
    La gestione degli impianti sportivi può, a seconda che assuma o meno rilevanza economica, essere qualificata quale concessione di servizi oppure quale appalto di servizi.
    Peraltro, ai fini dell'individuazione di una potenziale rilevanza economica, è necessario, in sostanza, distinguere quei servizi resi alla collettività anche al di fuori di una logica di profitto d’impresa, cioè quelli che il mercato privato non è in grado o non è interessato a fornire, da quelli appetibili per gli operatori economici.
    Svolta questa valutazione, laddove la gestione del bocciodromo dovesse ritenersi priva di alcun rilievo economico, allora si potrà procedere ad un affidamento quale servizio reso per conto dell’Amministrazione ed in assenza di rischio operativo, secondo le specifiche previsioni dettate dal Codice per gli appalti di servizi sociali, di cui al Titolo VI, sez. IV.
    Diversamente, qualora la gestione dell'impianto risultasse economicamente rilevante, è oramai stato più volte chiarito come, dovendosi qualificare tale attività quale concessione di servizi, deve ritenersi superata la norma dettata dall'art. 90, c. 25 della legge 289/2002 ove si prevedeva, in sostanza, la possibilità per gli enti di affidare, in via preferenziale, gli impianti sportivi a società e associazioni sportive dilettantistiche sulla base di convenzioni dirette.
    Pertanto la gestione, ove non assunta direttamente dall’ente, non potrà che sottostare alle regole dell’evidenza pubblica prevista per la “concessione di pubblico servizio”, con la conseguenza che l’ente locale che intenda affidare a terzi tale gestione è tenuto, ai sensi dell’articolo 30, comma 3, del d.lgs. n. 163/2006, ad indire una procedura selettiva tra i soggetti qualificati in relazione al suo oggetto (del. ANAC. n. 1300 del 14.12.2016; si veda, in termini, Cons. Stato, sent. 27.2.2018, n. 1172).
    A tal proposito è bene peraltro ricordare come l'art. 164 del Codice dei contratti, portante l'oggetto e l'ambito di applicazione dei contratti di concessione, preveda come “alle procedure di aggiudicazione di contratti di concessione di lavori pubblici o di servizi si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni contenute nella parte I e nella parte II, del presente codice, relativamente ai principi generali, alle esclusioni, alle modalità e alle procedure di affidamento...”.
    Ciò detto, qualora venga indetta una procedura selettiva il favor indicato dal Legislatore nazionale per le associazioni sportive può essere adeguatamente valorizzato – secondo la stessa Autorità – procedendo “ad un confronto concorrenziale tra i soggetti indicati nella stessa disposizione normativa (L. 382/2002,n.d.r)”.
    Ma, a ben vedere, v'è di più.
    La Legge Regionale Veneto n. 8/2015 fornisce – nell'ambito della potestà regionale, da leggersi sempre in coerenza con il quadro normativo nazionale e comunitario, quale il sopravvenuto D. Lgs. 50/2016 – ulteriori criteri circa l'affidamento degli impianti sportivi comunali ove, oltre a prevedere alcune ipotesi di affidamento diretto, ribadisce l'utilità di procedere a procedure di evidenza pubblica snelle, indirizzate alle associazioni sportive operanti sul territorio ( da non intendersi in senso stretto come quello comunale), nonché valorizzando la precedente esperienza nel settore ed altri aspetti tecnico organizzativi, ponendo invece in secondo piano gli aspetti economici dell'offerta.

  • Modalita' di rilascio della carta famiglia e suo funzionamento

    AREA: ALTRO

    DOMANDA :

    Un Comune chiede delucidazioni circa le modalità di erogazione della Carta Famiglia ed il suo potenziale funzionamento. 

    RISPOSTA: 

    A quanto consta il D. M. 20.9.2017, pubblicato sulla G.U. Del 9.1.2018, deve considerarsi già attuativo della previsione di cui all'art. 1, c. 391, della Legge n. 208/2015 poiché, in coerenza con la delega ivi portata, sono stati con il citato decreto effettivamente definiti i criteri e le modalità di rilascio della carta alle famiglie che ne facciano richiesta.
    Detti criteri e modalità risultano, peraltro, essenziali e di agevole applicazione poiché, in sostanza, occorre unicamente verificare la residenza del nucleo familiare, la sua composizione ed il reddito ISEE.
    Cionondimeno è evidente come, anche a seguito dell'entrata in vigore di tale decreto ministeriale, con cui sono state semplicemente chiarite le modalità di rilascio di tale strumento di agevolazione per le famiglie più numerose, rischi di restare indefinito il contenuto di detta carta.
    Il problema, però, pare stare a monte della decretazione ministeriale, ossia nella stessa norma istitutiva della carta famiglia: si tratta infatti id uno strumento introdotto senza oneri a carico dello Stato, neppure per la sua emissione e distribuzione.
    In sostanza, quindi, le agevolazioni a cui potenzialmente si può ricollegare sono rimesse alla mera bontà futura dei soggetti pubblici o privati “che intendano a contribuire” all'iniziativa mediante, si noti bene, “concessione” di sconti o riduzioni tariffarie.
    Per espressa previsione normativa, poi, i soggetti aderenti potranno al più valorizzare, in cambio, la loro partecipazione all'iniziativa a scopi promozionali e pubblicitari, così venendo esclusa ogni possibile forma di intervento economico pubblico indiretto – anche da parte degli enti locali – per favorire l'adesione da parte di possibili operatori economici a possibili convenzioni che riconoscano agevolazioni ai titolari della carta famiglia.
    A ciò si aggiunga, poi, che per espressa previsione del decreto ministeriale gli enti territoriali, e per quanto qui più interessa i comuni, comunque sempre tenuti al rilascio della Carta ai sensi dell'art. 2 del Decreto ministeriale, potranno al più sottoscrivere delle convenzioni con valenza limitata al proprio territorio (così devono essere letti, da un punto di vista sistematico, la locuzione “su base comunale “ ed il termine “locale” di cui all'art. 4, c. 3, lett. c).

  • Newsletter 01 febbraio 2018

    • L’omessa indicazione degli oneri di sicurezza aziendale non è sanabile con il soccorso istruttorio
    • L’ordinanza per la bonifica dei siti inquinati deve essere adottata dal Sindaco
    • Il collocamento in quiescenza di un dirigente non comporta una riduzione delle risorse complessivamente destinate al trattamento accessorio del personale
    • La costituzione di parte civile nei reati ambientali, legittimazione esclusiva dello Stato

  • Newsletter 04 dicembre 2017

    • Incostituzionali le regole sul pareggio di bilancio
    • Responsabilità amministrativa del Sindaco e dei dirigenti per mancata demolizione di opere abusive
    • In arrivo finanziamenti per i siti Unesco: oltre un milione di euro per 12 progetti
    • Comunicato dell’Anacsull’ambito di applicazione soggettiva dell’articolo 80 d.lgs. 50/2016

Giornate Studio

Giornata di Studio in Videoconferenza

GIORNATE IN VIDEO CONFERENZA

LEZIONI DEL PROF.         VITTORIO ITALIA

INTITOLAZIONE DELLE TEMATICHE

Venerdì 15 dicembre 2017 in video conferenza dalle h. 10,00 alle h. 12,15

I regolamenti comunali e la sicurezza.
I precedenti regolamenti.
I regolamenti nella disciplina del vigente Testo unico degli Enti locali.
I nuovi regolamenti di polizia locale previsti dalla legge 48/2017.
Problemi, casi pratici e soluzioni giurisprudenziali.

Venerdì 12 gennaio 2018 in video conferenza dalle h. 10,00 alle h. 12,15

Le ordinanze e la sicurezza.
Tipi di ordinanze.
Le ordinanze “ordinarie”, le ordinanze “urgenti”.
Le nuove ordinanze di “necessità urgente” emanate dal Sindaco.
Problemi, casi pratici e soluzioni giurisprudenziali.

Venerdì 26 gennaio 2018 in video conferenza dalle h. 10,00 alle h. 12,15

Le ordinanze e la sicurezza.
Le ordinanze “contingibili ed urgenti” del Sindaco.
Il concetto di “contingibile”.
Casi pratici di ordinanze in materia di:
Accesso; Beni pubblici; Cani ed altri animali; Circhi equestri; Commercio; Decoro urbano; Edilizia.
Errori che hanno determinato l’annullamento di molte ordinanze da parte del Giudice amministrativo.
Problemi, casi pratici e soluzioni giurisprudenziali.

Venerdì 9 febbraio 2018 in video conferenza dalle h. 10,00 alle h. 12,15

Le ordinanze e la sicurezza.
Casi pratici di ordinanze “contingibili ed urgenti” in materia di:
Extracomunitari; Farmacie; Igiene e sanità; Inquinamento acustico; Inquinamento elettromagnetico; Inquinamento sanitario.
Errori che hanno determinato l’annullamento di molte ordinanze da parte del Giudice amministrativo.
Problemi, casi pratici e soluzioni giurisprudenziali.

Venerdì 23 febbraio 2018 in video conferenza dalle h. 10,00 alle h. 12,15

Le ordinanze e la sicurezza.
Casi pratici di ordinanze “contingibili ed urgenti” in materia di:
Mendicità ed accattonaggio; Moschee; Prostituzione; Responsabilità; Risarcimento danni; Sale giochi.
Errori che hanno determinato l’annullamento di molte ordinanze da parte del Giudice amministrativo.
Problemi, casi pratici e soluzioni giurisprudenziali.

Venerdì 9 marzo 2018 in video conferenza dalle h. 10,00 alle h. 12,15

Le ordinanze e la sicurezza.
Casi pratici di ordinanze “contingibili ed urgenti” in materia di:
Servizio idrico; Sicurezza; Sigarette elettroniche; Traffico; Trasporto pubblico; Uffici postali.
Errori che hanno determinato l’annullamento di molte ordinanze da parte del Giudice amministrativo.
Problemi, casi pratici e soluzioni giurisprudenziali.

Venerdì 23 marzo 2018 in video conferenza dalle h. 10,00 alle h. 12,15

La prevenzione e la sicurezza nella legge 48/2017.
Le misure di prevenzione personale amministrativa.
Divieto di accesso e stazionamento.
Interventi contro il degrado, deturpamento ed imbrattamento.
Misure di allontanamento.
Limiti al commercio per vendita di superalcolico ai minori.
Problemi e casi pratici, e prime soluzioni giurisprudenziali.

 

Si informa che le dirette video live delle conferenze si possono seguire in 2 modi:

Eventuali domande al relatore potranno essere rivolte attraverso la pagina Facebook

Giornata di Studio - Monza - 2 dicembre 2017

Giornata di Studio sul tema:

“LA SICUREZZA DELLE CITTA”
I nuovi compiti dei Sindaci e dei Dirigenti comunali

Monza

HOTEL HELIOS – SALA ARGON – VIALE ELVEZIA 4

PARTECIPAZIONE GRATUITA

02 Dicembre 2017

RELATORE: PROF. VITTORIO ITALIA

 PROGRAMMA (9.30 – 13.30)

 

• La sicurezza “integrata” nella legge 46/2017
• Lo statuto del Comune e la sicurezza
• I regolamenti del Comune e la sicurezza. I nuovi regolamenti per le aree “sensibili”
• Le ordinanze del Comune e la sicurezza. Tipi di ordinanze. Le ordinanze “contingibili ed urgenti” e gli errori da evitare

 

Convenzione con associazione Mosaico - Servizio civile e leva civica regionale. Un’opportunita’ per gli Enti Locali

 

E’ possibile richiedere la documentazione alla segreteria della Confederazione Co.Nord.

Giornata di Studio - Saronno - 14 novembre 2017

Giornata di Studio sul tema:

“LE LINEE GUIDA E I PROVVEDIMENTI ANAC DI ATTUAZIONE
DEL D.LGS. N. 50/2016”

Saronno (VA)

AUDITORIUM della Scuola Media Statale A. MORO
VIALE SANTUARIO N. 13

PARTECIPAZIONE GRATUITA

14 Novembre 2017

RELATORE: AVV. GIORGIO LEZZI

 PROGRAMMA (9.30 – 13.30)

 

Il contesto normativo: la l.n. 190/2012 e il d.lgs. n. 33/2013, come modificati dal d.lgs. m. 97/2016
Gli strumenti per la lotta alla corruzione: il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (“PTPC”) e la figura del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (“RPCT”)
Il Contenuto del PTPC, alla luce delle previsioni del Piano Nazionale Anticorruzione: il ciclo di gestione del rischio e le misure per la prevenzione
La nozione di trasparenza, in considerazione delle mutate coordinate normative, e l’ambito di applicazione del d.lgs. n. 33/2013
I nuovi strumenti della trasparenza:
• gli obblighi di pubblicazione di atti, dati, informazioni;
• l’accesso civico “semplice” e l’accesso civico “generalizzato”, e loro differenze rispetto al tradizionale accesso “documentale”
Il regime di pubblicità degli atti relativi alle procedure di affidamento dei contratti pubblici e alcuni risvolti processuali