Rappresentanza di genere nelle giunte comunali

AREA: ORGANI ISTITUZIONALI

DOMANDA :

Un Comune associato chiede delucidazioni circa la corretta applicazione dell’art. 1, c. 137, della legge 56/2014, ove è stato previsto che “nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%, con arrotondamento aritmetico”.

RISPOSTA: 

Com'è stato correttamente rilevato dall'Ente locale, in alcune ipotesi (ad esempio ove si sia in presenza di una giunta composta di 3 membri) non potrebbe comunque essere aritmeticamente garantita la rappresentanza di genere in misura non inferiore al 40%.
Cionondimeno è possibile giungere ad una soluzione del problema in ragione di una corretta interpretazione teleologica, nonché sistematica della disposizione sopra citata nell'ambito della disciplina vigente in materia di organi degli Enti Locali.
Dapprima occorre fornire due utili precisazioni.
Anzitutto, quanto alla composizione della Giunta, non bisogna dimenticare che la Giunta è composta di diritto dal Sindaco e dagli assessori (art. 47 del TUEL). Pertanto, nel calcolare il numero dei membri della giunta, anche ai fini dell'applicazione delle disposizioni in materia di rappresentanza di genere, dovrà essere computato anche il Sindaco.
Quanto, invece, al principio dell'arrotondamento aritmetico, si segnala essere questo un criterio non introdotto dalla L. 56/2014 ma utilizzato, in vari frangenti, per la disciplina della composizione ma anche del funzionamento degli organi degli Enti Locali.
In estrema sintesi e per quanto qui più interessa tale criterio permette unicamente di arrotondare la cifra del genere meno rappresentato all’unità superiore, anche alla luce dell’interpretazione fornita dal Ministero con la circolare 37/2014.
Come si vede, quindi, non è attraverso il criterio dell'arrotondamento aritmetico che può essere risolto il problema sollevato.
Venendo, poi, alla disciplina relativa alla rappresentanza di genere, va altresì opportunamente premesso come questa debba comunque essere applicata secondo criteri di ragionevolezza ed equo bilanciamento con l'altrettanto fondamentale interesse di garantire il corretto funzionamento degli organi degli enti locali.
Così, secondo l’orientamento della più recente giurisprudenza amministrativa, al fine di non determinare un’interruzione dell’esercizio delle funzioni politico-amministrative, l’eventuale impossibilità di assicurare l’equilibrio di genere nella composizione della Giunta comunale nella misura stabilita dalla legge può essere adeguatamente provata attraverso un’accurata ed approfondita istruttoria ed un altrettanto adeguata e puntuale motivazione del provvedimento sindacale di nomina degli assessori (Cons. di Stato, Sez. V, sent. n. 406/2016). In particolare, affinché un decreto di nomina della Giunta sia legittimo e rispetti la portata precettiva dell’art. 51 Cost., come precisato dalla giurisprudenza (cfr. Cons. di Stato, Sez. I, n. 93/2015 e Tar Lazio, Sez. II, 20 gennaio 2012, n. 679), occorre che contenga i seguenti elementi giustificativi:
- “la dimostrazione di una preventiva e necessaria attività istruttoria, volta ad acquisire la disponibilità allo svolgimento dell’attività assessorile da parte di persone di entrambi i sessi;
- un’adeguata motivazione della mancata applicazione del principio di pari opportunità”.
Anche a fronte di tali considerazioni, ed alla luce dell'indiscussa facoltà riservata al Sindaco di nominare un numero di assessori inferiori a quello massimo previsto dalla legge ed eventualmente anche dallo Statuto (la facoltà attribuita al primo cittadino di determinare il numero dei componenti la Giunta è opzione che valorizza la responsabilità politico-amministrativa del Sindaco, come evidenziato dallo stesso Cons. Stato, sez. I, con parere 741/2000), si ritiene che, nel caso in cui non sia comunque possibile garantire ad alcuno dei due generi una rappresentanza almeno al 40%, si potrà comunque procedere alla nomina della giunta garantendo al genere meno rappresentato la rappresentanza maggiore possibile (in questo caso del 33,33%), ancorchè inferiore alla percentuale prevista dalla norma.
Soluzione che, peraltro, è stata fatta propria anche dal Giudice Amministrativo il quale ha espressamente affermato che “in presenza dell’impossibilità di ottenere una percentuale del 40% su un numero dispari di componenti di un organo municipale, la presenza del 37,5 % di donne tra gli assessori scelti dal Sindaco appare una scelta corretta, almeno non indicatrice di prevaricazione delle donne” (Cons. Stato, Sez. V, sent. 27.6.2018, n. 3948).

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