Impiego dell’avanzo disponibile e priorita’ previste dall’art’187 TUEL

AREA: RAGIONERIA E TRIBUTI

DOMANDA :

Viene domandato se sia possibile impiegare l'avanzo disponibile, come determinato dal Rendiconto 2018, per il finanziamento di investimenti, oppure se per questo scopo occorra prima necessariamente approvare la salvaguardia degli equilibri di bilancio.
Ciò in quanto l'art. 187, c. 2 del D.Lgs. 267/2000 sembrerebbe stabilire un ordine di priorità, sulla cui tassatività vengono chieste delucidazioni, sempre al fine di comprendere se sia necessario attendere la salvaguardia, prima di procedere con una variazione per finanziare investimenti.

RISPOSTA: 

In relazione al quesito posto si osserva quanto segue.
Il comma 2 dell'art. 187 del TUEL recita testualmente che “ La quota libera dell'avanzo di amministrazione dell'esercizio precedente, accertato ai sensi dell'art. 186 e quantificato ai sensi del comma 1, può essere utilizzato con provvedimento di variazione di bilancio, per le finalità di seguito indicate in ordine di priorità:
a) per la copertura dei debiti fuori bilancio;
b) per i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui all'art. 193 ove non possa provvedersi con mezzi ordinari;
c) per il finanziamento di spese di investimento;
d) per il finanziamento delle spese correnti a carattere non permanente;
e) per l'estinzione anticipata dei prestiti. Nelle operazioni di estinzione anticipata di prestiti, qualora l'ente non disponga di una quota sufficiente di avanzo libero, nel caso abbia somme accantonate per una quota pari al 100 per cento del fondo crediti di dubbia esigibilità, può ricorrere all'utilizzo di quote dell'avanzo destinato a investimenti solo a condizione che garantisca, comunque, un pari livello di investimenti aggiuntivi.
Resta salva la facoltà di impiegare l'eventuale quota del risultato di amministrazione “svincolata”, in occasione dell'approvazione del rendiconto, sulla base della determinazione dell'ammontare definitivo della quota del risultato di amministrazione accantonata per il fondo crediti di dubbia esigibilità, per finanziare lo stanziamento riguardante il fondo crediti di dubbia esigibilità nel bilancio di previsione dell'esercizio successivo a quello cui il rendiconto si riferisce”.
A sua volta l'art. 193 del citato Testo Unico prevede, per quanto qui interessa, che “Gli enti locali rispettano durante la gestione e nelle variazioni di bilancio il pareggio finanziario e tutti gli equilibri stabiliti in bilancio per la copertura delle spese correnti e per il finanziamento degli investimenti, secondo le norme contabili recate dal presente testo unico, con particolare riferimento agli equilibri di competenza e di cassa di cui all'art. 162, comma 6.
Con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell'ente locale, e comunque almeno una volta entro il 31 luglio di ciascun anno, l'organo consiliare provvede con delibera a dare atto del permanere degli equilibri generali di bilancio o, in caso di accertamento negativo, ad adottare, contestualmente:
a) le misure necessarie a ripristinare il pareggio qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo, di gestione o di amministrazione, per squilibrio della g estione di competenza, di cassa ovvero della gestione dei residui;
b) i provvedimenti per il ripiano degli eventuali debiti di cui all'art. 194....”
Ciò posto è chiaro che, nel caso in cui l'Amministrazione intenda utilizzare l'avanzo, l'ordine stabilito dall'art. 187 del TUEL - espressamente definito come prioritario - dovrà essere rispettato. Quanto alle prime due ipotesi si tratta chiaramente di fattispecie per cui, ove ne venga accertata la sussistenza, il legislatore ritiene di poter comprimere la libertà dell'Ente locale nell'utilizzare il proprio avanzo in quanto occorrerà, prioritariamente, destinarlo alla risoluzione di tali problematiche.
Cionondimeno non pare che l'Ente debba necessariamente attendere la verifica degli equilibri finanziari che, ove non previsto diversamente, verrà deliberata con ogni probabilità nel mese di luglio.
Ed infatti la norma sopra richiamata si riferisce, sia per quanto riguarda la lett. a) (debiti fuori bilancio) che per quanto concerne la lett. b) ( provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio) ad ipotesi già accertate e verificate.
D'altra parte i “provvedimenti necessari” per la salvaguardia degli equilibri di bilancio rappresentano una misura eccezionale che, come chiarito dall'art. 193, dovrà essere disposta solo ove vi sia un accertamento negativo degli equilibri di bilancio.
Diversamente ed ordinariamente, d'altronde, il bilancio si presume in equilibrio.
Non solo ma, proprio per la ratio sottesa ai predetti provvedimenti ed alla necessità di garantire l'equilibrio di bilancio con le risorse ordinarie viene prevista la necessità di impiegare in detta maniera l'avanzo solo “ove non possa provvedersi con mezzi ordinari”.
D'altronde si aggiunga che, anche a voler ammettere una lettura (smentita sia a livello letterale che sistematico) della norma tale per cui sia necessario attendere la verifica degli equilibri di bilancio ex art. 193, ciò equivarrebbe a dire che il legislatore “presume” o, quantomeno, “teme” che il bilancio possa non essere in equilibrio.
In conclusione, ferma restando ovviamente la facoltà di una formale verifica anticipata degli equilibri di bilancio ai sensi dell'art. 193, si ritiene che l'ipotesi di cui all'art. 187 c.2, lett b) riguardi solamente i casi in cui sia già stata accertata la necessità di intervenire sugli equilibri di bilancio.

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