Collocamento a riposo d’ufficio del dipendente comuale

AREA:PERSONALE ED ORGANIZZAZIONE

DOMANDA :

Buongiorno,

in riferimento a quanto in oggetto, l'Amministrazione Comunale sta valutando se apportare la seguente integrazione al "Regolamento sull'organizzazione degli uffici e dei servizi comunali", dal seguente tenore letterario:

"ART. 30 BIS - COLLOCAMENTO A RIPOSO D'UFFICIO
Il personale è collocato a riposo d'ufficio al raggiungimento del limite di anzianità contributiva massima prevista dalla legge per l'acquisizione del diritto alla pensione, senza decurtazione"

Quanto sopra per richiedere Vs. parere/osservazione in merito, ed in particolare per sapere se sia necessario che il regolamento preveda quanto sopra per il collocamento a riposo d'ufficio del personale dipendente. Cioè se l'input debba avvenire dalla Giunta, essendo il regolamento di sua competenza, o se il Responsabile dell'Area possa agire autonomamente.

Ringraziando per la cortese collaborazione e confidando in un pronto riscontro, porgo cordaili saluti.


RISPOSTA:

 

Per rispondere al Suo quesito è necessario partire dall’analisi della normativa sul pensionamento dei dipendenti degli enti locali.

L’articolo 24 del decreto legge numero 201/2011 convertito con modificazioni dalla legge numero 214/2011 si occupa del nuovo trattamento pensionistico per i soggetti che maturano il diritto a partire dal 1 gennaio 2012, in particolare i commi 6 e 7 definiscono i nuovi requisiti per il maturamento della pensione. L’altra modifica normativa da tenere in considerazione è quella derivante dall'art. 1 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, che ha abrogato l'art. 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, che conteneva la disciplina generale dell'istituto del trattenimento in servizio dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e ha riformulato il comma 11 dell'art. 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro da parte delle pubbliche amministrazioni stesse. L'istituto del trattenimento in servizio è stato conseguentemente soppresso, mentre l'ambito della risoluzione unilaterale è stato ridefinito.

Per quanto riguarda i dipendenti degli enti locali di cui al comma 6 e 7 dell’articolo 24 del decreto legge numero 201/2011, cioè per coloro che hanno maturato il diritto alla pensione di vecchiaia o la pensione anticipata avendo raggiunto l’età limite ordinamentale, le nuove modifiche normative impongono obbligatoriamente la risoluzione unilaterale del rapporto. Diverso è invece il caso per quei dipendenti che invece hanno maturato il diritto alla pensione anticipata sulla base dei requisiti indicati dai commi 10 e 12 dell’articolo 24, perché in questo caso la risoluzione unilaterale non sarà obbligatoria, ma rimessa alla discrezionalità dell’ente. Altro caso è quello dei dipendenti che hanno raggiunto i requisiti di accesso al pensionamento entro il 31 dicembre 2011, che rimangono soggetti al regime pensionistico previgente e per questi dipendenti l’Amministrazione può esercitare il recesso al raggiungimento del limite ordinamentale oppure al conseguimento del requisito di anzianità contributiva di 40 anni di servizio, quindi anche in questo caso la risoluzione è rimessa alla discrezionalità dell’ente.

La circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 2 del 19/02/2015, relativamente alla soppressione del trattenimento in servizio e alla disciplina della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, su questo punto conferma l’impostazione esposta, ma specifica che, per quanto attiene il collocamento a riposo unilaterale lasciato alla discrezionalità dell’ente, dovendo i provvedimenti essere motivati sulla base di esigenze organizzative e criteri di scelta, ai sensi dell’articolo 16 comma 11 del decreto legge 98/2011 convertito in legge numero 111/2011, l’esercizio di questa facoltà “non necessita di ulteriore motivazione qualora l’amministrazione interessata abbia preventivamente determinato in via generale appositi criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna, sottoposto al visto degli organi di controllo”.

Quindi, nei casi in cui la risoluzione unilaterale sia prescritta dalla legge tassativamente, anche sulla base di quanto contenuto nell’articolo 27 ter- lettera a del CCNL 6/7/1995 dove si stabilisce che la cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato ha luogo per il raggiungimento del limite massimo di età o al raggiungimento dell’anzianità massima di servizio e nell’articolo 27 quater, sempre del CCNL 6/7/1995, dove viene prescritto che la risoluzione del rapporto di lavoro di cui alla lettera a) sopramenzionata avviene automaticamente al verificarsi della condizione prevista ed opera dal primo giorno del mese successivo a quello di compimento dell’età prevista, non sarà necessaria alcuna modifica regolamentare.

Questo perché la legge statale è una fonte direttamente applicabile dall’Amministrazione comunale, senza bisogno di un recepimento mediante regolamento proprio o possibilità di deroga attraverso lo stesso, in quanto si uscirebbe dai confini dell’autonomia e potestà regolamentare degli enti locali.

Per quanto riguarda invece i casi in cui vi è una discrezionalità, come abbiamo visto è la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri a suggerire l’adozione di un criterio generale, mediante regolamento, per uniformare le scelte dell’ente in materia di risoluzione unilaterale del rapporti di lavoro per pensionamento al fine di escludere trattamenti diversi per situazioni rientranti nella medesima fattispecie e per poter garantire l’adeguata motivazione prescritta dalla legge.
Per quanto riguarda la procedura, il responsabile d’area può procedere autonomamente al collocamento a riposo mediante propria determina, mentre per modificare il regolamento, ai fini sopraesposti, sarà necessaria l’azione degli organi politici dell’ente.

Area Riservata

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