Centri di accoglienza per immigrati e poteri del Sindaco

AREA: ALTRO

DOMANDA :

In riferimento a quanto in oggetto ed in qualità di Ente aderente a codesta Associazione, si richiede una risposta scritta al quesito sotto indicato.

Premesso che in questo Comune, nel mese di gennaio u.s., sono state consegnate le comunicazioni ai sensi dell’art. 147 Tulps e art. 7 e 12 c. 5 del D.Lgs 286/98 (ospitalità, assunzione, cessazione di immobile a favore di straniero o apolide) da parte di un soggetto, autorizzato dalla prefettura, ospitante n. 8 stranieri ed un minore presso un appartamento privato ubicato in Biassono, si chiede di sapere:

1) Se sia legittimo dal punto di vista normativo nonché corretto sotto il profilo del principio di leale collaborazione tra istituzioni pubbliche che una Amministrazione comunale non venga preventivamente informata e coinvolta, dalle autorità competenti, circa l’arrivo di profughi sul proprio territorio;

2) Se i predetti stranieri ospitati devono produrre anche una comunicazione anagrafica ed entro quali termini, considerato che sono in possesso unicamente di permesso provvisorio rilasciato dalla questura attestante la presentazione dell’istanza di riconoscimento internazionale, di codice fiscale provvisorio e di un domicilio in altro comune;

3) Se l’ospitalità di un numero elevato di persone presso un unico appartamento può contrastare con le normative vigenti in materia sanitaria, edilizia, di somministrazione di alimenti e bevande, o altra fattispecie normativa;

4) Se questa tipologia di attività, effettuata dal soggetto ospitante nei confronti degli stranieri, che prevede la fornitura di vitto, alloggio, servizio lavanderia, svolti a pagamento, non configura di fatto una attività assimilabile a quella ricettiva?

5) Se l’Amministrazione comunale è titolata ad eseguire controlli di polizia locale, in che forma e misura.
In attesa di riscontro si porgono Distinti Saluti.


RISPOSTA:

Per rispondere ai suoi quesiti è necessario inquadrare la normativa e le procedure relative alla cosidetta “emergenza immigrazione”.

Esistono ad oggi due diverse soluzioni per l’accoglienza degli stranieri richiedenti asilo: la rete SPRAR e a livello territoriale i C.A.S. .

Punto cardine del sistema è la rete SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che ha al suo attivo 14 anni di esperienza sull’accoglienza dei profughi. Nato nel 2001 con un protocollo d'intesa tra Ministero dell'Interno Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR), per la realizzazione di un "Programma nazionale asilo" lo SPRAR è stato istituzionalizzato con legge n.189/2002.

Si è così formalizzato un sistema pubblico di asilo, e con la stessa legge il Ministero dell'Interno ha istituito la struttura di coordinamento - il Servizio centrale di informazione, promozione, consulenza, monitoraggio e supporto tecnico agli enti locali - affidandone ad ANCI la gestione. Il sistema SPRAR, finanziato con il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, è costituito dalla rete degli enti locali che, anche attraverso il supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di "accoglienza integrata" finalizzata alla costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-lavorativo. Le strutture SPRAR vengono individuate attraverso bandi a cui partecipano gli enti locali anche in forma associata. L’adesione al sistema SPRAR garantisce agli enti locali finanziamenti certi e servizi di supporto e accompagnamento, compresa la formazione degli operatori.

Essendo l’adesione alla rete SPRAR volontaria, è evidente che in questi casi l’amministrazione comunale è messa al corrente di tutto ed anzi, deve essere parte attiva nella gestione degli “ospiti” in un rapporto costante e diretto con la Prefettura.

Poiché però l’attuale capacità di accoglienza del sistema SPRAR è ancora insufficiente a rispondere agli immediati bisogni, sono stati istituiti a livello territoriale i C.A.S. - Centri di accoglienza straordinaria-, individuati attraverso bandi di evidenza pubblica emanati dalle Prefetture. Proprio nella prospettiva di armonizzare il sistema, i capitolati per l’individuazione dei C.A.S. corrispondono a quanto regolamentato nelle linee guida dello SPRAR che prevedono, oltre a quanto necessario per l’accoglienza, la strutturazione di servizi finalizzati ad assicurare percorsi di integrazione sociale e garantire l’autonomia delle persone.

In particolare, è previsto un contributo finanziario massimo giornaliero pro capite pari ad € 35,00 e vengono richiesti i seguenti servizi:

- accoglienza materiale (alloggio, vitto, vestiario, prodotti per l’igiene personale...); - erogazione ai profughi di pocket money giornaliero di € 2.50 e una scheda telefonica di € 15 all’ingresso;

- verifica delle condizioni sanitarie e eventuali interventi per fronteggiare la presenza di patologie attraverso il coinvolgimento dei Servizi Sanitari;

- informazione sulla normativa riguardante l’immigrazione, sull’iter per il riconoscimento della protezione internazionale, sulle diverse tipologie di permesso di soggiorno, sul Rimpatrio Volontario Assistito, ecc.;

- mediazione linguistico culturale;

- accesso alla scolarizzazione per minori e adulti;

- percorsi di formazione civica e corsi di lingua italiana;

- accompagnamento alle pratiche burocratiche (richiesta asilo, permesso di soggiorno, codice fiscale, iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale…);

- accompagnamento e supporto all’audizione in Commissione Territoriale per la protezione Internazionale, ed anche negli eventuali successivi gradi di ricorso;

- valutazione delle pregresse esperienze lavorative e/o di studio/formazione nel paese d’origine e bilancio di competenze acquisite al fine della predisposizione di percorsi di avviamento al lavoro;

- accompagnamento alla formazione professionale e alla ricerca del lavoro;

- orientamento e accesso ai servizi del territorio.

L’accoglienza dei richiedenti asilo, quindi, ha come obiettivi principali, oltre a garantire misure di assistenza e di protezione, favorirne il percorso di integrazione sociale e conquista della propria autonomia.

I questi casi, trattandosi di bandi della Prefettura aperti ai privati, non è previsto che l‘amministrazione comunale sia coinvolta ed in questo modo si creano situazioni spiacevoli come quella che Lei sta vivendo nel Suo Comune.

Per quanto riguarda i documenti, alcune Prefetture stanno richiedendo ai Comuni di rilasciare la carta d’identità ai richiedenti asilo che risiedono sul territorio, ma devono essere passati almeno 90 giorni. La carta d’identità, che ha validità decennale, non equivale ad un permesso di soggiorno, ma è evidente che questa pratica potrebbe prestarsi ad abusi, soprattutto nel caso in cui la domanda di asilo fosse respinta e quindi l’immigrato si trovasse a risiedere clandestinamente sul territorio. Su questo tema quindi è in atto uno scontro fra Sindaci e Prefetture.

Nel vostro caso le comunicazioni del soggetto autorizzato sono già arrivate e gli stranieri ospitati sono già muniti di codice fiscale e permesso di soggiorno provvisorio, quindi non è richiesto altro.

Per quanto riguarda l’immobile in cui queste persone vengono ospitate, è chiaro che le strutture devono essere in possesso dei requisiti previsti dalle norme vigenti in materia di urbanistica, edilizia, prevenzione incendi, igiene e sicurezza; pertanto non sono previsti requisiti particolari, ma nemmeno si può derogare al ribasso.

È opportuno che la struttura sia collocata in luoghi abitati, facilmente raggiungibile da servizi di trasporto pubblico al fine di favorire la partecipazione alla vita sociale e l’accesso ai servizi del territorio da parte dei beneficiari. Devono essere garantiti spazi adeguati e riservati nel caso di presenza mista di genere.

Sul rispetto delle regole urbanistiche e sanitarie, la polizia locale ha pieno titolo ad effettuare controlli ed intervenire in caso di violazione delle stesse, come ha il dovere di fare per qualsiasi immobile collocato sul territorio comunale.

Per quanto riguarda l’assimilazione a strutture ricettive degli immobili ove siano ospitati i richiedenti asilo, non è possibile un’equiparazione tout court, dovendosi valutare anche per quanto riguarda le normative di sicurezza i singoli casi specifici.

Un esempio ci viene dalla circolare 26/05/2015, n. 5178, del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Ministero dell’Interno che in risposta alle richieste relative alle misure di prevenzione incendi che devono essere attuate nei centri di accoglienza per immigrati, ha chiarito che tali strutture, essendo caratterizzate da un’organizzazione molto variabile dal punto di vista logistico, non sono immediatamente riconducibili alle attività assoggettate ai controlli di prevenzione incendi, ma devono essere esaminate caso per caso, sulla base delle specifiche caratteristiche e tenendo inoltre presente la temporaneità dell’attività che esclude quindi l’attivazione del procedimento previsto dal D.P.R. 151/2011.

Da questa premessa, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha individuato le norme tecniche di prevenzione incendi da applicare alle varie tipologie di strutture che possono essere utilizzate come centri di accoglienza per gli immigrati.

Per le strutture ricettive turistico-alberghiere il D.M. 09/04/1994, per le strutture ricettive assimilabili a dormitori come ad esempio caserme e scuole l’allegato I al D.M. 07/08/2012, per gli edifici di civile abitazione il D.M. 246/1987.

Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ricorda inoltre che, per tutte le attività in argomento trovano applicazione le disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro previste dal Testo unico sulla sicurezza (D. Leg.vo 81/2008).

Infine, viene evidenziato che tali disposizioni, insieme alle “Linee guida antincendio ed altri rischi per i centri polifunzionali per gli immigrati” emanate con la Direttiva del Ministero dell’Interno 11/05/2005, sono richiamate nello schema di capitolato di gara d’appalto, approvato con il D.M. 21/11/2008 e utilizzato negli specifici bandi di gara per il funzionamento e la gestione dei centri di accoglienza per immigrati.

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