Incompatibilita’ del consigliere espropriato per lite pendente

AREA: ORGANI ISTITUZIONALI

DOMANDA :

Gent.mo servizio Co.Nord, con la presente ci si permette sottoporre il presente quesito.
Domenica 11 giugno si svolgeranno le elezioni per la nomina del Sindaco e del Consiglio Comunale di #####.
In lista fra i candidati consiglieri c’è un signore che in veste di privato cittadino è stato oggetto di una procedura preordinata all’esproprio di un suo terreno per la realizzazione di una pista ciclabile. Al signore è stato proposto un accordo bonario con una certa indennità che però non ha ritenuto di accettare. A quel punto il privato ha chiesto l’attivazione della procedura di cui all’art. 21 del D.P.R. 327/2001 , articolo che si cita di seguito per comodità.
Sia il Comune che il privato hanno nominato ciascuno un proprio tecnico di fiducia che però non hanno trovato l’accordo sulla determinazione della indennità di esproprio. E’ stato interessato pertanto il Presidente del Tribunale che ha provveduto a nominare il terzo tecnico e la procedura è in corso. Pare siano ancora lontani da un accordo perché le pretese del privato sono molto alte e quindi non è scontato che lo raggiungano.
Qualora questo signore venga eletto consigliere comunale, ci si permette chiedere se sia compatibile o meno alla carica ai sensi dell’art. 63 comma 1 lett. 4) del D.Lgs. 267/2001 (incompatibilità per lite pendente).
Vista la delicatezza del caso e i tempi tecnici della prima seduta di consiglio neo-eletto, ci si permette di chiedere una sollecita risposta.

RISPOSTA:

Per rispondere al Suo quesito è necessario concentrarsi sul concetto di “lite pendente” come causa di incompatibilità.

La giurisprudenza ha chiarito che le cause di incompatibilità di cui all'art. 63, comma 1, n. 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ascrivibili al novero delle così dette incompatibilità di interessi, hanno la finalità di impedire che possano concorrere all'esercizio delle funzioni dei consigli comunali soggetti portatori di interessi confliggenti con quelli del Comune o i quali si trovino comunque in condizioni che ne possano compromettere l'imparzialità (si veda ad esempio la sentenza 20 febbraio 1997, n. 44 oppure la sentenza 24 giugno 2003, n. 220 entrambe della Corte Costituzionale).

In particolare, a integrare la condizione di pendenza della lite ai sensi della norma in questione non basta la pura e semplice constatazione dell'esistenza di un procedimento civile o amministrativo, nel quale risultino coinvolti, attivamente o passivamente, l'eletto e l'ente territoriale, ma occorre che a questo indispensabile dato formale corrisponda una concreta contrapposizione di parti, ossia una sostanziale situazione di conflitto. In altri termini, la “lite” deve, in ogni caso, riflettere uno scontro di interessi, ossia una pretesa di un soggetto di conseguire da un altro, che glielo contesta, qualche bene della vita.

Inoltre, tenuto presente che nella norma il concetto di “lite pendente” viene esplicitato nell'essere “parte in un procedimento civile o amministrativo rispettivamente con il comune o la provincia”, per potersi ravvisare l'incompatibilità del caso, occorre che i soggetti in conflitto di interessi siano divenuti parti contrapposte in un procedimento, e cioè abbiano assunto la qualità di parti in senso processuale. In altri termini, il concetto tecnico di “parte del giudizio” ha portata essenzialmente processuale e “non è, pertanto, riferibile (in chiave sostanzialistica) alla diversa figura del «soggetto interessato all'esito della lite» per le ricadute patrimoniali che possano derivargliene” (Si vedano sul punto le sentenze della Corte di cassazione, sezione I civile, del 12 febbraio 2008, n. 3384; 24 febbraio 2005, n. 3904; 19 maggio 2001, n. 6880; 9 aprile 1992, n. 4357; 28 luglio 2001, n. 10335).

Nel caso in oggetto invece, ci troviamo di fronte ad una fase che precede una possibile controversia processuale fra il candidato ed il Comune, in quanto la procedure prevista dall’articolo 21 del Testo Unico delle Espropriazioni è uno dei possibili iter che il cittadino espropriato può legittimamente scegliere per ottenere l’indennità espropriativa, ricordando che la procedura espropriativa è bifasica, cioè il procedimento per la formazione dell’indennità definitiva è completamente indipendente da quello espropriativo in senso stretto, non limitando quindi questa scelta la Pubblica Amministrazione nel perseguimento degli scopi di pubblica utilità.

Nella procedura amministrativa finalizzata a definire l’indennizzo per espropriazione, il soggetto privato è parte necessaria, come il Comune espropriante, per cui non si tratta di una situazione riconducibile alla definizione di “lite”, non essendoci una volontaria azione del candidato espropriato contro l’ente pubblico in difesa del proprio interesse, ma soltanto una dialettica disciplinata dalla legge per arrivare ad una composizione di interessi contrapposti.

Per questo motivo il candidato, qualora eletto, non rientrerebbe nella fattispecie di incompatibilità per lite pendente.

Nel caso in cui invece la stima peritale risultante dalla procedura prevista dall’articolo 21 non fosse accettata dal candidato e questo la impugnasse in sede giudiziale, allora sopravverrebbe la fattispecie di incompatibilità prevista dal comma 1, n. 4 dell’articolo 63 del decreto legislativo numero 267/2000.

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