Bando per assunzioni ex Art. 110 TUEL: Requisiti

AREA: PERSONALE ED ORGANIZZAZIONE

DOMANDA :

E’ possibile fare un bando per l’assunzione di figure 110 TUEL laureati o anche non laureati ma di categoria D che già detengono una P.O. svolgendo funzioni per cui sarebbe richiesta la laurea?

RISPOSTA: 

Per rispondere al quesito è necessario approfondire le condizioni, i limiti e i presupposti per procedere al conferimento di un incarico ai sensi dell’articolo 110, comma 1, del Tuel.

Per quanto riguarda i limiti quantitativi, La Corte dei Conti del Molise con la deliberazione numero 94/2016 ha ribadito che gli incarichi a contratto ex articolo 110, comma 1, del Tuel, sono sottoposti ai limiti quantitativi imposti dall’articolo 9, comma 28, del d.l. 78/2010, posizione ribadita anche dalla Sezione delle Autonomie (deliberazione numero 14/2016), che ha ritenuto anche gli incarichi dirigenziali rientranti nei limiti dei rapporti dei lavori flessibili.

L’art.110 comma 1 del TUEL stabilisce che “Lo statuto può prevedere che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato”.

Appare evidente, qualora correttamente previsto nello Statuto, come gli enti con dirigenza possono coprire le proprie vacanze organiche con contratti dirigenziali nel limite del 30% della propria dotazione organica, mentre gli enti privi di dirigenti possono coprire i posti vacanti di responsabili dei servizi (secondo il CCNL divengono in automatico titolari di posizione organizzativa) senza alcun limite percentuale.

Appare, dunque, evidente che l’articolo 110, comma 1, configura un’ipotesi del tutto sui generis di rapporto di lavoro a tempo determinato, con regole proprie e specifiche. In particolare, la norma disciplina un istituto in qualche misura ibrido: infatti, è espressamente finalizzata a fare fronte a fabbisogni continuativi mediante uno strumento di lavoro flessibile. Proprio per queste ragioni, non si applicano norme e misure ordinariamente riferite al lavoro a tempo determinato.

L’assunzione di dirigenti a contratto ai sensi dell’articolo 110 del Tuel è, sì, causale, come quella di cui all’articolo 36, comma 2, ma la “causa” è una sola ed è già indicata dalla legge: la copertura di posti della dotazione organica.

Dunque, per attivare il reclutamento di dirigenti a contratto occorre un presupposto – necessario ma non sufficiente – consistente nella ricognizione della disponibilità di posti nella dotazione.

Poiché la causa dell’articolo 110 è la possibilità di coprire posti della dotazione, non sono per nulla necessarie esigenze temporanee o eccezionali.

In questo contesto normativo, un’altra particolarità riguarda la durata di questi rapporti: non si applica la disciplina generale del rapporto di lavoro a tempo determinato nel lavoro privato, ma quella speciale espressamente fissata dall’articolo 110. Pertanto, la durata degli incarichi a contratto è quella fissata dal comma 3, ai sensi del quale “I contratti di cui ai precedenti commi non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco o del presidente della provincia in carica”.

Non è prevista, dunque, una durata minima, mentre la durata massima può andare ben oltre il termine ordinario dei 36 mesi, previsto per il rapporto di lavoro a tempo determinato delle qualifiche non dirigenziali.

Siamo quindi dinnanzi ad un istituto che non nasce per soddisfare esigenze temporanee o organizzative legate alla discrezionalità dell’organo politico, ma esigenze che sono necessariamente permanenti, dovendosi coprire posti vacanti nella dotazione organica, seppur con un contratto che può avere come durata massima quella dell’amministrazione.

L’articolo 110, comma 1, del Tuel, al pari dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo numero 165/2001 è una formula che consente all’amministrazione pubblica di avvalersi anche di personale non di ruolo, in particolare quando risulti che le professionalità “esterne” possano meglio rispondere ad esigenze operative.

Per quanto attiene l’oggetto del quesito e cioè le caratteristiche soggettive delle P.O., non si deve dimenticare che l’articolo 110 è attivabile esclusivamente se ricorrano i presupposti previsti appunto dal citato articolo 19, comma 6. A chiarirlo è il comma 6-ter, della medesima norma, introdotto dalla Riforma Brunetta, ai sensi del quale “Il comma 6 ed il comma 6-bis si applicano alle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2” e, dunque, anche agli enti locali.

Non basta, quindi, la previsione statutaria richiesta dall’articolo 110, comma 1, dai confini molto generici su requisiti soggettivi minimali: “Fermi restando ì requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire, gli incarichi a contratto di cui al presente comma sono conferiti previa selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell'incarico”. Sono invece necessari anche i presupposti indicati dall’articolo 19, comma 6, e cioè: l’esigenza di una specifica qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione e una motivazione specifica del ricorso all’incarico a contratto, invece che al concorso pubblico.

E’ facile verificare, per altro, che detta ultima norma apra in realtà molto spazio ad incarichi dirigenziali “esterni” sì, ma all’ente che li conferisce, non alla PA: la gran parte dei soggetti suscettibili di ricevere incarichi a contratto, infatti, conduce già rapporti di lavoro con la PA, come ad esempio magistrati, avvocati dello Stato, docenti universitari, dipendenti della stessa amministrazione conferente che siano in possesso dei requisiti di eccellenza indicati dalla norma.

La definizione puntuale dei requisiti soggettivi necessari a queste figure oltre che nel comma 6 dell’articolo 19 del decreto legislativo 165/2001, la si trova anche nel CCNL del personale del comparto delle Regioni e delle autonomie locali per il quadriennio normativo 2002-2005 e il biennio economico 2002-2003, che all'articolo 10 prevede la “valorizzazione delle alte professionalità del personale della categoria D mediante il conferimento di incarichi a termine, per valorizzare specialisti portatori di competenze elevate e innovative, acquisite, anche nell'ente, attraverso la maturazione di esperienze di lavoro in enti pubblici e in enti e aziende private, nel mondo della ricerca o universitario rilevabili dal curriculum professionale e con preparazione culturale correlata a titoli accademici (lauree specialistiche, master, dottorati di ricerca, ed altri titoli equivalenti) anche, per alcune delle suddette alte professionalità, da individuare da parte dei singoli enti, con abilitazioni o iscrizioni ad albi; […] per riconoscere e motivare l'assunzione di particolari responsabilità nel campo della ricerca, della analisi e della valutazione propositiva di problematiche complesse di rilevante interesse per il conseguimento del programma di governo dell'ente”.

Per cui, sicuramente le figure da selezionare dovranno essere categorie D, ma non è requisito obbligatorio la laurea, pur essendo un elemento da tenere in considerazione a fronte dei requisiti professionali richiesti dalla normativa sopraesposta.

 

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